Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano, San Benedetto Po

Tra i molti eventi germogliati dalla grande mostra “Con nuova e stravagante maniera. Giulio Romano a Mantova” di Palazzo Ducale, l’esposizione di San Benedetto Po merita un posto speciale. Il grande complesso monastico, nato nel 1007 su impulso di Tedaldo di Canossa e oggi fulcro culturale e turistico del piccolo comune, rappresenta una straordinaria eccellenza incastonata in uno dei tanti splendidi borghi italiani ricchi di arte e storia.

La mostra “Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano” sarà inaugurata sabato 14 settembre dalle ore 16 e resterà aperta fino al 6 gennaio 2020. Grazie alla volontà di Gregorio Cortese, cardinale e arcivescovo, fu proprio nel Cinquecento che artisti come Correggio e Girolamo Bonsignori avviarono una stagione di profondi rinnovameti nel campo delle arti, sfociata nella trasformazione in chiave classica della grande basilica per mano di Giulio Romano.

La mostra, a cura di Paolo Bertelli, si distingue per un fatto storico: “rimarrà memorabile – afferma Bertelli – il rientro dopo oltre due secoli del monumentale Cenacolo di Girolamo Bonsignori. Questo viene ricollocato nella nicchia all’interno del grande affresco architettonico in testata al Refettorio Grande per la prima volta dopo la sua sparizione avvenuta nel contesto della dominazione napoleonica. E’ noto, infatti, il suo lungo pellegrinaggio tra Sassuolo e Parigi, prima del più recente approdo a Badia Polesine (dove rischiò, ormai molti anni fa, di essere distrutto da un incendio). Dopo molte generazioni siamo i primi a poter godere del rapporto dialettico tra la tela e la sua enorme cornice dipinta, in un continuum ideale dal Cinquecento, quando l’affresco non era ancora stato scialbato e il dipinto era ancora presente. Questo è un sogno che si avvera”.

La basilica giuliesca

La basilica monastica, cuore dell’abbazia benedettina, è ancora oggi il gioiello più prezioso di tutto il complesso polironiano. La sua imponente e armoniosa struttura lascia intuire interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli, fino alla ristrutturazione decisiva voluta dall’abate Gregorio Cortese e realizzata da Giulio Romano tra il 1540 e il 1547. L’architetto fu chiamato ad intervenire su un organismo romanico, trasformato all’inizio del Quattrocento in forme tardogotiche. Nelle intenzioni del committente il restauro doveva inglobare e mantenere visibili le preesistenze e Giulio Romano aveva già dato prova di tale camaleontica capacità nella costruzione di Palazzo Te. Rispetto alle sue precedenti esperienze, la novità di Polirone consiste nell’esibire le strutture più antiche che non vengono camuffate, e nel conseguente confronto con l’architettura gotica, che viene accostata con straordinaria disinvoltura agli ordini classici. Produsse in questo modo uno dei più straordinari interventi di travestimento di una fabbrica medievale, per aggiornarla allo stile della Roma di Raffaello e dei Papi del Rinascimento.

Al cantiere pittorico della basilica, che procedette parallelamente agli interventi architettonici, Giulio Romano dedicò uno straordinario impegno grafico; suoi sono tutti i disegni, i particolari più delicati e il ritocco delle superfici affidate agli allievi. Tra i collaboratori più stretti si ricordano: Fermo Ghisoni da Caravaggio, Gerolamo Mazzola Bedoli, Anselmo Guazzi, incontrato nel cantiere di Palazzo Te e specializzato nell’esecuzione di grottesche e fregi decorativi, Francesco Maria Castaldi di Modena e Bernardino del Costa per l’esecuzione dei festoni vegetali sopra gli archi della navata e della cupola. I lavori, iniziati tra il 1539 e il 1541, procedettero da est verso ovest; dietro l’abside fu conservato il deambulatorio semicircolare romanico, tipico delle chiese di pellegrinaggio legate al monastero di Cluny in Borgogna, ristrutturato però aggiungendo grandi nicchie dove vennero collocati gli altari. Lungo i muri perimetrali furono aggiunte le cappelle laterali; molto originale fu l’introduzione delle serliane per dividere le navate, nelle prime tre campate destinate ai laici e per ridurre la mancanza di omogeneità tra la navata e le cappelle.

© foto di Carlo Perini

14 settembre 2019, 6 gennaio 2020
Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano
a cura di Paolo Bertelli
Ex-Refettorio Monastico e Basilica, San Benedetto Po

Con il patrocinio del Comune di Mantova, di Badia Polesine, della Diocesi di Mantova e di Regione Lombardia
con il sostegno di numerosi sponsor che ne hanno consentito la realizzazione

Per ulteriori informazioni:
www.turismosanbenedettopo.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx

Nella bottega dell’artista – percorsi didattici per le scuole:
“Storie dipinte nella basilica di Giulio Romano”
Due grandi artisti come Correggio e Giulio Romano furono gli straordinari protagonisti nel cenacolo benedettino tanto caro a Matilde di Canossa. Scopriamo insieme le storie che ancora oggi raccontano le immagini, i volti, i colori che animano le imponenti mura della “Montecassino del Nord”. Durante il laboratorio dagli affreschi giulieschi dellla Basilica prenderanno spunto per ripercorrere le fasi dell’affresco relative al disegno preparatorio e allo spolvero, trasferendo così l’immagine da un supporto all’altro.
– per la scuola secondaria di I grado
– 2 ore e 30 minuti visita e laboratorio
– 6 € per tutte le scuole

“Lego Polirone”
La Basilica di San Benedetto in Polirone è frutto di uno straordinario processo di stratificazioni dalle origini medievali alla configurazione attuale passando per l’eccezionale e innovativo intervento di Giulio Romano. Come in una sorta di gioco-puzzle i bambini saranno chiamati a riconoscere e ricomporre in 2D e 3D gli elementi architettonici della Chiesa Medievale e le successive integrazioni cinquecentesche ad opera di Giulio Romano.
– per la scuola dell’infanzia (ultimo anno) e per la scuola primaria
– 2 ore visita e laboratorio
– 6 € per tutte le scuole

 

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6 ottobre 2019 - 6 gennaio 2020

Complesso Museale
Palazzo Ducale di Mantova